Rogito – In Cosa Consiste e a Cosa Serve

Il rogito, nome abbreviato per identificare il Rogito Notarile, è l’atto conclusivo della trattativa di una compravendita immobiliare. E’, di fatto, l’atto di vendita. Mediante il rogito, un immobile passa in modo definitivo dal proprietario vecchio a quello nuovo.

A stilare il rogito è il notaio, scelto come pubblico ufficiale di fiducia da parte del compratore. Nel documento del rogito occorre individuare l’immobile oggetto della compravendita, con tutti gli elementi necessari ad inquadrarlo da un punto di vista legale e materiale.

L’atto di vendita deve essere firmato, oltre che dal notaio, anche da tutti gli attori coinvolti nella compravendita: se, infatti, si tratta di una multiproprietà, occorre la firma di tutti i proprietari, così come nel caso in cui gli acquirenti siano più di uno.

Risulta essere il notaio, preliminarmente, a verificare che l’immobile oggetto di vendita, non sia gravato da ipoteche o da pratiche di condono edilizio, così come appare sul compromesso. Nel caso in cui, invece, non è richiesto l’intervento del notaio per appurare queste informazioni, il notaio si occupa di registrare le dichiarazioni del venditore senza avere quindi la responsabilità lagale che tali dichiarazioni siano vere.

Lo studio notarile registra l’atto entro venti giorni dall stipula dell’atto, prendendosi carico anche del pagamento delle imposte dovute, oltre alla trascrizione presso l’Agenzia del Territorio. In caso contrario, oltre il trentesimo giorno, egli sarà tenuto al risarcimento di eventuali danni causati per la propria imperizia.

La documentazione indispensabile per il rogito, che il notaio deve esigere alla firma, è la seguente:

Carta d’identità, codice fiscale, rogito di acquisto precedente, eventuali licenze e concessioni edilizie, certificato di abitabilità e di agibilità, eventuali domande di condono edilizio con ricevute di pagamento, concessioni in sanatoria, planimetrie dell’immobile e certificati catastali.

Come Conservare la Frutta

La frutta è buonissima, ma spesso, soprattutto quella che coltiviamo noi, è legata alla stagionalità.

Per fortuna esistono dei metodi di conservazione della frutta per soddisfare i nostri desideri tutto l’anno.

Se vi va, ne parliamo un po’, e magari voi mi dite se ne conoscete degli altri.

Marmellata o confettura – Si fa cuocere la frutta con lo zucchero e – a volte – con piccole quantità di altri ingredienti, finché il succo e lo zucchero sciolto non formano uno sciroppo consistente. La cottura dura circa una o due ore, a fuoco basso, e bisogna mescolare costantemente con un cucchiaio di legno. Un trucco per non far cristallizzare lo zucchero durante la cottura è lasciar riposare la frutta in succo di limone prima di cominciare.

Gelatina – Le gelatine si ottengono facendo bollire il succo della frutta in uno sciroppo di acqua e zucchero. Raffreddandosi, il prodotto si solidifica e può essere conservato in barattoli di vetro, come le marmellate.
Per ottenere una gelatina limpida, bisogna che il succo non contenga tracce di polpa, buccia o semi. Per assicurarsene, la cosa migliore è mettere la frutta in un sacchetto di garza e lasciar sgocciolare a lungo, senza spremere con le mani per non intorbidire il succo.

Frutta sotto alcol – L’alcol conserva la frutta perché ha un’azione disidratante e sterilizzante, che blocca la proliferazione dei batteri. Si mette la frutta in un barattolo che va riempito di alcol a 90°, a cui va aggiunto uno sciroppo di zucchero. Dopodiché, bisogna aspettare… queste conserve diventano sempre più buone con il passar del tempo!

Frutta sciroppata – La frutta, intera o a pezzi, va cotta brevemente e ricoperta con uno sciroppo di acqua e zucchero. La preparazione di questo sciroppo varia da ricetta a ricetta, ma l’importante è che non cuocia troppo a lungo, altrimenti diventerà scuro e si solidificherà dopo essere stato versato sulla frutta.
La frutta sciroppata è buonissima ma dura meno delle marmellate: bisogna conservarla in frigorifero e consumarla entro tre mesi!